Targa della Curva A per l’ultras del Plovdiv

Plovdiv targa

La Curva A.
La famosa, la famigerata Curva A.
Quella su cui i pennivendoli di regime hanno gettato fiumi di fango e inchiostro in questi anni, soprattutto dopo la finale di Coppa Italia contro la Fiorentina.
La “curva della camorra”. La “curva di Genny ‘A Carogna”.

Ancora una volta, la Curva A l’ha messa nel culo a tutti. Per l’ennesima volta. Esempio di mentalità e di passione, di amore e di fratellanza, anche con le tifoserie estere.
L’immagine che vedete qui sopra riproduce graficamente la targa che gli ultras della Curva A hanno realizzato in memoria del fratello dei Napoletani Plovdiv, nostri gemellati, scomparso pochi giorni a causa di un cancro.

Ovviamente non troverete questa notizia sui giornali “seri”, perché gli ultras fanno notizia solo quando ci sono scontri. E perché Plovdiv è un buco di culo che non conta un cazzo per i mass media italiani e stranieri. Quindi chi se ne fotte di una amicizia ultras vecchia di anni. Chi se ne fotte di un gesto così bello. Chi se ne fotte della fratellanza tra la tifoseria di una Capitale europea e una cittadina bulgara.

Ecco, noi a questi “chi se ne fotte” rispondiamo coi fatti, coi gesti, con le parole e con le azioni.
Un applauso alla Curva A e un abbraccio ai fratelli di Plovdiv.

Tifoso dell’Hellas ripulisce la lapide per Ciro

Associazione Ciro Vive

Come tutti saprete, qualche giorno fa una mano infame ha imbrattato la lapide apposta a Tor di Quinto in onore di Ciro Esposito, ucciso dal romanista e fascista daniele de santis (lo scriviamo in minuscolo, perché non merita nemmeno il maiuscolo).
Il comprensibile dolore era stato, come sempre, gestito benissimo da Mamma Antonella, la quale aveva fatto sapere che non sono riusciti a spegnere la luce di Ciro uccidendolo, figuriamoci se possono spegnerne il ricordo con un po’ di pittura.

Nelle ore successive all’atto vandalico, però, era accaduto un altro fatto: la lapide era addirittura sparita. La rabbia, mista a disgusto per l’ennesimo gesto infame, è salita a livelli difficilmente gestibili. Umanamente, è più che comprensibile.
La bellissima notizia, però, è che la lapida era stata prelevata per essere ripulita e, tra qualche giorno, tornerà a Tor di Quinto. Ne danno notizia proprio sulla pagina facebook della Associazione Ciro Vive, aggiungendo un particolare incredibile: la persona autrice del nobile gesto è un tifoso dell’Hellas Verona. Questo tifoso, a cui va il nostro plauso nonostante appartenga ad una tifoseria notoriamente nemica, dimostra ancora una volta ciò che diciamo da anni quando parliamo di Mentalità Ultras, nello stadio come nella vita di tutti i giorni: di fronte alla morte di uno che appartiene alla nostra comunità, ci deve essere unione e rispetto.

I colori ci dividono, la mentalità ci deve unire.

In trasferta per sempre

Ci sono quelli che fanno i cori sull’Heysel o gli striscioni su Superga. Quelli che inneggiano al Vesuvio e al colera. Quelli che ricordano agli avversari di essere “uno di meno”. Ci sono anche queste persone negli stadi italiani, in curva come in tribuna.

Indegni. Semplicemente indegni. I morti non si toccano, mai. Devono essere lasciati in pace, sulle gradinate del Paradiso. Indipendentemente dalla sciarpetta che avevano al collo o dalla bandiera che avvolgeva le loro bare. Non dobbiamo mai dimenticarlo. Le “nuove leve”, forse, non lo hanno ancora capito. Non è giusto generalizzare, sia chiaro: moltissimi ultras di oggi stanno marciando nel solco della tradizione ultras tracciata dalle generazioni precedenti. Altri, purtroppo, stanno invece deviando dalla Strada dei nostri padri e stanno rinnegando gli Antichi Valori.

Ci sono regole non scritte tra gli ultras, e il rispetto per i morti è una delle principali.

Chi non è più con noi, non è morto.
E’ in trasferta per sempre.

Mentalità, guagliù.